lunedì 23 ottobre 2017


Sta succedendo qualcosa di meraviglioso nel mio qui e ora: hanno tagliato il mio albero preferito e ne stanno sgorgando il bello delle persone e svariate poesie. Quando accadono piccole cose del genere, mi ricordo perchè sotto sotto so di non poter fare l'eremita. Ogni tanto l'idea mi balena in testa: "Mobbasta! Mollo tutto e vado a pascolar capre!" Ma poi parte dall'Universo stesso ( che è più trickster di me) un mega pernacchione cosmico che contiene tutto il mio amore per le persone, e non mi resta che sbuffare, alzare gli occhi al cielo e sorridere.
Ecco due poesie che mi sono state donate di recente.

Cit. Hermann Hesse "Il canto degli alberi"

"Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi. Li venero quando vivono in popoli e famiglie, in selve e boschi. E li venero ancora di più quando se ne stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come gli eremiti, che se ne sono andati di soppiatto per sfuggire a una debolezza, ma come grandi uomini solitari, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo : realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi. Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.

Quando un albero è stato segato e porge al sole la sua nuda ferita mortale, sulla chiara sezione del suo tronco - una lapide sepolcrale – si può leggere tutta la sua storia: negli anelli e nelle con crescenze sono scritte fedelmente tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutte le malattie, tutta la felicità e la prosperità, gli anni magri e gli anni floridi, gli assalti sostenuti e le tempeste superate. E ogni contadino sa che il legno più duro e più pregiato ha gli anelli più stretti, che i tronchi più indistruttibili, più robusti, più perfetti, crescono in cima alle montagne, nel perpetuo pericolo,
Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.

Così parla un albero : in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. Unico è l’esperimento che la madre perenne ha tentato con me, unica la mia forma e la venatura della mia pelle, unico il più piccolo gioco di foglie delle mie fronde e la più piccola cicatrice della mia corteccia. Il mio compito è quello di dar forma e rivelare l’eterno nella sua marcata unicità.
...

La nostalgia di vagare senza meta mi prende il cuore, quando a sera, sento gli alberi stormire nel vento. Se li si ascolta a lungo, in silenzio, anche la nostalgia di vagare rivela appieno il suo significato più profondo. Non è desiderio di scappare via dal dolore, come sembra. E’ nostalgia della propria patria, ricordo della propria madre, struggimento per nuovi simboli di vita. Conduce a casa. Ogni strada conduce a casa, ogni passo è nascita, ogni passo è morte, ogni tomba è madre.

Così sussurra l’albero nella sera, quando abbiamo paura dei nostri pensieri infantili. Gli alberi hanno pensieri duraturi, di lungo respiro, tranquilli, come hanno una vita più lunga della nostra. Sono più saggi di noi finché non li ascoltiamo. Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, la rapidità e la precipitazione infantile dei nostri pensieri acquistano una letizia incomparabile. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è. Questa è la patria. Questa è la felicità."

Per Paola che ha visto il paesaggio cambiare.

( un dono di Beatrice Volpi )


Un tempo gli alberi avevano occhi posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero, ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti, ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi, questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
perché albero non sono più,
o forse sono scivolata lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre.
Ma allora perchè quando mi avvicino
Sento che
Mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre
ho voglia di gridare
Cosa avete visto?....

Ana Blandiana, poetessa rumena.

( Un dono di Pinco Pallina )

sabato 21 ottobre 2017

I primi passi della ragazza-cervo e la morte del pioppo nero


Addio mio amato vecchio albero.
Addio al tuo grande tronco verde, metà rugoso e metà liscio e nudo.
Se chiudo gli occhi sento forte e chiaro l'odore della tua corteccia. Polvere e sole.
Ricordo perfettamente la forma dei contorni delle tue foglie.
La tua punta spezzata dal fulmine, la tua sagoma inconfondibilmente alta e assimmetrica, che come un faro mi poteva guidare nei miei viaggi a piedi, nel mare erboso che è la pianura.
Ricordo perfettamente i rossi fiori maschili nonostante la tua età e il tuo stato.
Ricordola neve, la nebbia,o l'aria ondeggiante per il calore dell'estate.
Ti ho fotografato mille volte e disegnato.
Ti ho confidato molto, ti ho bagnato di lacrime, ho spesso trovato rifugio sotto la tua chioma,
appoggiata al tuo tronco ho rubato il primo bacio ad uno degli amori più importanti della mia vita.
Vicino a te ho osservato le cincie, la civetta, la ghiandaia e la lepre. 
Ho trovato le ossa della volpe e della cornacchia.
Ho mangiato le bacche rosse e asprigne del biancospino.
Ti amo come fossi una persona.
E lo so che in fondo non sei sparito davvero....
Grazie per esser stato parte della mia vita fotunata.
Grazie mio amato vecchio albero.

Korppi?
Muistatko rakas vanha poppeli?
Noh....tänään kanssa  peura-tyttö menimme siellä.
Hän oli kanssa huivi ympärillä hänen silmänsä ( Eh!eh!) ja minä olin keskitetty noin hän. Ilman puuttua mutta huolellinen. Niin ei nähnyt....
Oli niin turvallinen.
Otin sen itsestäänselvyytenä: iso vanha poppeli oli tavoitteemme, ja pieni peura-tyttö ei edes tiennyt.
Mutta vanha musta poppeli ei on vielä.
Joku leikkaa se, ja maisema on muuttunut, sen tyhjiö on kuin haava minulle.
Sillä hetkellä olen pysynyt tarpeeksi vahva. Koska ei olin yksin, koska toinen henkilö oli myös tärkeä, ja olin tilassa, ja oli todella selvä minulle että itse asiassa mikään ei ole muuttunut, jos ei puun fyysistä-materiaalinen kuntoa....mutta nyt että olen talossa. Nyt olin surussa, juuri kuten yksi rakas ihminen kuolee. Koska olen niin ihmisen, ja on tuskallinen ja kaunis samaikaisesti.
"Haluatko oppia, Kettu? Taas? Ok, niin ota tämä!" sanoi maailmankaikkeus.
( Maailmankaikkeus on todella hyvä nyrkkilijä,ajoittain!)
 Peura-tyttö on ❤ ja olen iloinen tästä, oli kaunis päivä tänään.
Buonanotte, hyvää yötä!




Si può essere profondamente grati e felici,anche da feriti. Il mio faro dei campi non c'è più. Qualcuno ha tagliato il vecchio pioppo nero che era per me così importante, così caro. Inizialmente, il mio cervello non comprendeva il vuoto nel paesaggio che i miei occhi stavano registrando. "C'è qualcosa che non va, ma cosa? Siamo arrivate, ora ce lo troviamo di fronte, ne sono assolutamentissimamente certa. Guardo meglio...." no. Un gigante di circa 25 metri è davvero svanito nel nulla, e al suo posto c'è solo una piccola catasta di rami tagliati che nemmeno riconosco. Non trovo nemmeno il ceppo, sepolto com'è. E che fine ha fatto il biancospino che cresceva vicino al tronco? Nulla ha più senso a questo mondo. Nulla! Non so se tutti voi potrete capirlo, ma io mi sento esattamente come se fosse morta una persona amata. Nulla di meno di questo. Eppure dentro di me c'è un angolino consapevole che sa che sotto sotto, a parte la forma esteriore, a parte lo spostamento fisico di un po' di materia, non è cambiato niente. E poi è stata una giornata-viaggio importante, a tratti anche molto divertente, e io ne sono sinceramente grata. Questa è l'ennesima ed importante lezione-legnata. E ne faccio già tesoro.

" Agli alberi dimenticati, ai confini delle pianure,
al loro non porre resistenza, 
al loro coraggio, alla pazienza
al loro crescere per cento anni
per dare riparo a una famiglia di gazze.
Al loro esistere soltanto per abbracciare un po’ di più il cielo
E un po’ di più la terra.
Alla loro confidenza con i vermi,
al loro nutrire farfalle
al loro saper distinguere la notte dal giorno,
al ripiegare le foglie, a lasciarle andare.
Non abbattetevi alberi,
se non siete stati scelti per abbellire nessun giardino
o nessun viale,
ma solo per fare ombra alle formiche.
Non fatevi abbattere per qualche libro di poesia,
per qualche fiammifero.
Come se non bastasse il vostro ossigeno,
la vostra silenziosa perfezione. "

( Questa bellissima poesia è di 
Andrea Gruccia Due Marchesedelgrilletto )



martedì 19 settembre 2017

Quando il Corvo compie gli anni

PARTE PRIMA
Ieri era il compleanno del Corvo.
Ieri hai fatto milleeuna cosa, ma ogni tanto il tuo cervello viaggiava nel futuro pensando al viaggio in Finlandia per cui stai raccogliendo i soldi. Ogni tanto ti partiva perfino il monologo interiore in finlandese, mentre dipingevi rami foglie e fiori su un paio di Everlast immacolate.
E poi in un lampo è passata la giornata.
In un lampo sono le 00:57 e tu ti ritrovi a esclamare 
"OHCCAVOLO! IL COMPLEANNO DI KORPPI!"
E così in tempo solo per qualche minuto riesci a fargli gli auguri... 



PARTE SECONDA
Oggi è il giorno dopo il compleanno del Corvo.
In mattinata prendi la tua bicicletta e te ne vai in campagna, per consegnare dei prodotti Yves Rocher alla vicina e dare una controllata alla casa mentre i tuoi ancora non sono rientrati. Il cielo è imbronciato e non si capiscono le sue intenzioni. Ti metti la sciarpa colorata sotto al cappello avvolgendo ciò che ne rimane attorno al collo, e assumendo così le sembianze di una strega campagnola, o al massimo di una gitana sospetta ( tant'è che le occhiate per strada si sprecano....ma ciao anche a voi passanti malfidenti o incuriositi!Io pedalo! Swishhhh! ) e niente, poi arrivi in cascina e si mette a piovere col sole ( sposalizio di volpi!) e mentre ti chini a fare due carezze al gattonero, silenziosamente qualcuno ti sorvola e STOCK! Ti lascia cadere dritta in testa una noce. Fai in tempo a guardarti attorno un po' accigliata e a vedere un corvo che volando si allontana veloce. Ci manca solo che si metta a sghignazzare!!! Eh sì, ancora buon compleanno! Sono contenta che ti siano arrivati gli auguri e ci tenessi a farmelo sapere prima di internet... 😂


PARTE TERZA
In serata si manifesta il primo arcobaleno visto dalla finestra della cucina della nuova casa.
 Il mio primo arcobaleno di città!

" TRENO "

I.

È buio e la città non si vede ancora,
ma in mezzo alla pineta,
lontano, contro il nero fitto del monte,
risplende una rimessa spalancata.
Più in là, nella campagna
si accendono tre, quattro luci
a scatti, come su un quadrante.

In curva ora il treno si inclina piano
sotto le prime case. Ai finestrini
nell’odore di mare
passano armadi, tovaglie, televisori.

Apparecchiano, al terzo. A pianterreno
vanno a prendere un piatto e li vedi fermi.

II.

Mentre le stanze passando
e se ne vanno, viene
come una spina dentro,
come un’invidia.
Ci si sente mancare,
in queste scene.
Si è come tenuti fuori.

Ma in fondo poi
vedere come tutto
procede bene
anche senza di noi,
fa quasi ridere.

E si diventa liberi, leggeri:
non si è più lì, si ragiona
come già morti, come
mai nati. Insieme a tutti gli spiriti,
da una distanza senza misure,
si reggono negli occhi
cose e persone.

Eppure questo,
questo che tutti vedono
là, nei soggiorni
e nelle camere, non smette di mancare:
essere così chiari
senza saperlo,
stare soprappensiero
un attimo, nel pieno dell’attenzione.

III.

E finalmente sembra di capire:
essere gli altri, questo si vuole.
Gli altri: per sempre salvi, luce di cinema
in uno sguardo buono.
Essere gli altri a casa,
in varie case: trovarsi lì come un quadro,
o il freddo dei vetri, il clac dell’ascensore
quando si ferma al piano. Essere al mondo
come son al bar due clienti.
Stare come di sera
fuori dalle cucine
nuvole e muri.

Essere via,
là, dove niente può succedere.
Diventare questo: c’è gente.

IV.

Ma come si esce di qui?
Che cosa si può salvare
da questo sguardo?

Passato il ponte,
passate le ultime case,
c’è ancora mondo.

E in cima a questi monti
o in fondo ai campi, oltre i binari, sul fiume
e al largo, in alto mare,
ancora mondo. Anche lì
le cose sono vere.

Ecco: le cose.
Dove tutto si perde e manca,
rimangono. Si lasciano
ascoltare e vedere.
Sono vere, le cose, e saranno vere:
per questa promessa anche ora,
nascoste nel loro buio,
anche in corsa,
ti sembrano care e buone.

Le guardi e pensi: niente
dura così.
Niente. Se non, guardando,
questa paura
che ogni volta ritorna
a non capire
là fuori, a che cosa tiene davvero,
cosa vuole da noi, la verità.


 ( Umberto Fiori )

venerdì 15 settembre 2017

Lentamente veloce




Eccomi eccomi! Rieccomi! 
Povero piccolo blog che spesso trascuro...
ma sono qui ora, anche se sono di fretta e sto per uscire per rivedere un amico che non vedo da tempo, e che vive in un appartamento che dentro sembra un castello medioevale, in un palazzo che da fuori è mostruoso e anonimo, in una delle vie più tafficate della città. Devo uscire tra l'inizio dell' autunno il vento e la pioggerellina, e poi tornare indietro per ricevere una visita e poi uscire di nuovo, di sera.
Sono qui a pigiare di corsa sui tasti, e non so se ne uscirà qualcosa di proprio sensato,
perchè sono giorni frenetici pieni di:
Case infestate da fantasmi-case vuote da tenere d'occhio-trattamenti reiki-amicizie di salvataggio-laboratori al centro diurno-rotoli della carta igienica-lettere e corrispondenza con sconosciuti e non-mani macchiate-clownterapia-misticismo distratto-follia stagionale-leggerezza-profonde riflessioni-e...percezione del tempo decisamente alterata!
                                                               
                                                                             Sono ancora qui....
                                                                                       solo che...
                                                    VIAGGIOALLAVELOCITÀDELLALUCE!!!!
                                                                    e al tempo stesso...
                                                     sono leeentisssimaaa e contemplativa...
E intanto le cose accadono,
tutto inizia, accade pienamente e poi passa quasi in un soffio solo, la mia vita e quelle degli altri intorno a me continuano, e la quotidianità è quasi un sollievo, e in effetti me la godo molto più che nei momenti diciamo "normali". Questa sensazione è anche accentuata dai primi freddi e dalla ricomparsa magica di calzettoni,coperte e infusi fumanti in una teiera di ghisa azzurra...
ECCO! CIAO! Ora devo uscire!!!! 


mercoledì 16 agosto 2017

Un tesoro a lungo atteso

"Lavare qualcosa è un rito di purificazione senza tempo.                   Non significa soltanto purificare, ma anche,come nel battesimo,immergere,inzuppare,permeare con un numen spirituale e con il mistero. Il rinnovamento,la rivivificazione, avvengono nell'acqua, nella riscoperta di quanto consideriamo vero, di quanto riteniamo sacro."
" Anticamente le ossa erano considerate agenti per richiamare gli spiriti, e i teschi erano la parte più importante. Si credeva che la sapienza speciale e atemporale dei vecchi della comunità o delle creature continuasse a vivere nelle loro ossa dopo la morte. Il teschio è considerato la volta che ospita un resto potente dell'anima di un defunto o di un animale...che su richiesta,può richiamarne l'intero spirito per qualche tempo,onde consultarlo. Facile è immaginare che il Sè-anima viva poprio nella cattedrale ossea della fronte,con gli occhi come finestre,la bocca per porta e le orecchie come imposte."
- C.P. Estés , Donne che corrono coi lupi -


Un tesoro a lungo atteso
 ( cercato in innumerevoli e selvagge passeggiate e mai trovato ) 
che arriva improvvisamente come un dono.
Una paziente pulizia per riportare alla luce l'origine e l'animale.
Come è giusto che sia, porta ancora qualche traccia della storia che l'ha condotto fino a me, 
ma ha affrontato la cura delle mie mani che hanno scavato tolto e sfregato 
e, come se non bastasse, qualche preghiera l'ha attraversato tutto, e c'è stata una certa trepidazione nell'appoggiare le dita in quei solchi, in quei buchi che un tempo erano la dimora di due lucenti occhi d'oro scuro,o dove doveva esserci un naso fremente e attento, o nell'accarezzare piano la fronte...
Gratitudine. Non solo per il tesoro a lungo atteso, ma anche per questi giorni gioiosi e profondi, brevi ma luminosi, quei giorni  che capitano di tanto in tanto, in cui l'ibrido cangiante che siamo si riunisce e così possiamo specchiarci  direttamente l'una negli occhi dell'altra.

venerdì 11 agosto 2017

Notturno armoto

Questa è l'ultima notte che passo ad Armo
nella soffitta tra le tegole del tetto, con ben due ventilatori che ronzano furiosi.
Sulle mie dita ci sono le ultime tracce di smalto blu. Non le tolgo con l'acetone, ma pigramente lascio che si consumino a contatto con la vita di tutti i giorni.
Oggi ho dato l'ultimo saluto all'amato mare, e lui ha ricambiato con il suo abbraccio di velluto blu, con il luccicare dei pesci ago, la danza della medusa, e con i neri banchi di monachelle che nuotano come ombre.
Ritornando in paese prima faccio il pieno di dettagli come vicino a Pellaro, dove c'è il vecchio palazzo municipale sovrastato dall'orbita vuota dell' orologio in stile coloniale, con tutte le assi scrostate e ormai a vista come in un vecchio western.  O da qualche parte sulla statale dove c'è, la solita casetta azzurra abbandonata, che tutti notano e sognano di abitare, ma che resta immutata e vuota da anni e sembra risuonare malinconicamente di tutta la vita che un tempo conteneva. Dopo il tramonto invece, attraversando Reggio, faccio il pieno di finestre illuminate, perchè verso l'ora di cena, quasi tutte le case  hanno le porte e le finestre spalancate per il gran caldo, così i miei occhi sfacciati possono attraversarne fugacemente le stanze e far festa tra tutti questi micro-mondi, o tra le coppie di anziani sedute fuori dai bar. 





Questa è l'ultima notte che passo ad Armo
nella soffitta tra le tegole del tetto, con ben due ventilatori che ronzano furiosi.
In cielo splendono nitidi lo scorpione e l'orsa maggiore, ed il paese sulla collina - a parte per gli strilli occasionali della civetta- è silenzioso e si chiude in quella sua atmosfera un pò misteriosa e densa, come se ogni angolo non illuminato sprigionasse una strana forza un pò magnetica e quasi risucchiante.
Perfino con la luce del giorno Armo, che ormai ha perso tutto tranne la chiesa e la manciata di abitanti che ancora resistono tutto l'anno, sembra avere una sua vita segreta e parallela, che sprigiona mistero da ogni vecchia pietra e che mi incuriosisce e mi inquieta al tempo stesso.
Mi riecheggiano nella memoria le tante storie di streghe e vecchi alberi di noce, o quelle di apparizioni - riguardanti sopratutto animali che alla fine proprio animali non sono-  e sono sicura che con il favore della notte, questa vita segreta prende per un pò il sopravvento e si spinge fin nelle stradine, almeno finchè il mattino non ricaccia le ombre negli angoli.

sabato 29 luglio 2017

Il gusto di un ossimoro





Nuovamente sono rotolata verso Sud, mi sono crogiolata per 5 giorni tra le acque del Tirreno e sulle sue spiagge dalle pietre multicolori, e poi sono scesa ancora più a Sud lungo i  fianchi della Calabria e ora mi trovo ad Armo, per l'ennesima volta al paesello delle origini. E in qualche modo entusiasmante e per certi versi strano, stavolta è tutto diverso:
starò qui non troppo a lungo tanto per iniziare, e poi avrò un luogo a cui tornare che sarà casa. 
Casa nel vero autentico senso della parola, ovvero quel posto meraviglioso dove nessuno ti dice cosa fare o non fare e questo mi fa perfino godere di più degli spostamenti! Inoltre, sto affrontando un nuovo modo di vivere le relazioni, più in linea con le mie idee e il mio sentire. Sono solo all'inizio di questa consapevolezza nuova, ma già solo attraverso la consapevolezza stessa sto imparando molto di più di quanto mai avrei immaginato. Mi si stanno davvero schiudendo davanti agli occhi degli interi mondi introspetivi molto interessanti e molto utili. ( Se siete irresistibimente curiosi potete chiedermi di spiegarvelo meglio di persona o in privato ;) )
La Calabria invece riesce a farmi sempre lo stesso effetto contrastante, un mix di amore viscerale e vergogna/incredulità altrettanto viscerali. Ci sono diverse cose a cui non riesco ad abituarmi o a rassegnarmi o far finta di non vedere, e sento fortissimo il contrarsto tra i due mondi in cui sono cresciuta. Ognuno di essi a pro e contro, ma la via di mezzo perfetta sembra non esistere. Così dall'uno e dall'altro cerco di prendere il meglio. Del Nord a cui sono abituata apprezzo la mentalità più aperta e civile, e qui mi inebrio del calore della famiglia, del richiamo delle radici, dei sapori e dei profumi, della saggezza antica, e sopratutto e principalmente della natura. Che in questi luoghi ha una varietà ed una forza incredibile e selvaggia, quando viene lasciata in pace. In nessun altro luogo al mondo la natura riesce a parlarmi con tanta intensità. 
Per quanto riguarda la sua varietà non posso non citare lo scrittore Guido Piovene:
"Nelle vaste plaghe montanedella Calabria talvolta non sembra d’essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell’Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d’olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano canyons che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi."
Questa mia piccola pausa inaspettata ( decisa davvero all'ultimo secondo ) ha il gusto di un ossimoro, un gusto contemporaneamente  familiare e del tutto nuovo...







lunedì 26 giugno 2017

Temporale

E così tutto quello che avete letto nei fogli colorati è passato.
Perfino la prima serie di "American Gods " è teminata.
Con Giugno è arrivato il caldo, ma anche per fortuna, qualche  temporale.
Durante l'ultimo ho realizzato quanto mi manca in realtà la libertà della campagna: era un temporale maestoso, potente, luminoso, rumoroso....e io. Io ero foratamente tappata in casa. Con le finestre e le ante chiuse per non far entrare l'acqua. Dalle fessure delle vecchie ante non vedevo che un minuscolo ed insignificante pezzettino di strada, anche perchè le ante sono vecchie (come tutto il resto ) e i loro listelli sono fissi, non si possono regolare.
Se fossi stata al confine avrei spalancato la finestra, sarei uscita davanti a campi e per un glorioso attimo il vento di tempesta mi avrebbe gonfiato il vestito. E così ad un certo punto, al limite del sentirmi in trappola sono uscita sul balcone senza accendere la stupida luce delle scale. E mentre con il cuore un po' triste fissavo il quadrato di cielo incorniciato dal nostro cortiletto e dai palazzi circostanti, il temporale ha scatenato proprio sopra di me i suoi migliori lampi, simili a ventagli blu elettrici aperti all'improvviso e poi subito richiusi, ed i successivi tuoni forti come scoppi, da far tremare i vetri. Al primo lampo ho fatto un salto indietro di riverente timore e sorpresa, ma al secondo e al terzo, la mia risata selvaggia si è mischiata al tuono, irrompendo da un luogo profondo. Mi sono sentita riconciliata,amata,rincuorata e il timore triste di aver perso qualcosa è svanito. Ho riso come una strega e versato un paio di lacrime. Certe cose non le si puo' perdere davvero, o almeno non del tutto. 
Poco prima di rientrare in casa, qualcuno ha acceso la luce delle scale. Ne è emerso un ragazzo con i dreadlocks e un grigio cucciolo di pitbull in braccio. Era il nipote della signora che abita di sopra. Quando l'ho salutato e gli ho chiesto il nome del suo amico mi ha rsposto " Thor ". :D
PS: l'anno prossimo per San Giovanni, nulla mi frenerà dal tornare al confine la sera prima per raccogliere fiori ed erbe.


Fogli colorati (..altra casa, altra scrivania, stesso blog )

L'utima volta che ho scritto qualcosa qui eravamo a metà di Aprile,
e anche quello che leggerete in questo post ( tramite fogli colorati ) risale esattamente ad un mese fa.
E adesso.....adesso la scrivania bianca ( un vecchio tavolino con un cassetto ) ha trovato la sua collocazione abbastanza definitiva ed io e Vic siamo passati ormai da due mesi abbondanti, attraverso il delirio del trasloco, per me particolarmente significativo e pieno di emozioni a volte contrastanti.
Ma ora mi sento tranquilla, amo la nuova (vecchia ) casa che stiamo rendendo simile a un nido, finalmente abbiamo internet (siamo stati due mesi senza) ed è arrivato il momento di far parlare i fogli che avevo scritto e colorato, in attesa di questo momento.....


















sabato 15 aprile 2017

Santa Luce dei macelli

A parte i risvolti politici di questo gruppo, di cui non me ne frega assolutamente niente, degli Inava non posso dire che non abbiano sfornato dei pezzoni che mi fanno venire i brividi. Tipo QUESTO.
...Guardate sotto tutti gli strati, scavate scavate e troverete il cuore delle cose, il senso dei riti, immutato a dispetto di tutto. E allora forse, una risata selvaggia vi sfuggirà dalla gola. 


" Più lenta e greve d’un volo d’avvoltoio
La folla orante avanza come bovi al mattatoio.
Che entri il coro, che Luce sia
Di ceri innumerevoli a punteggiar la via.
E per toccare i lembi di sacra vestizione
Come se fosse un balsamo che dà consolazione
Ginocchi strisciano e lasciano una scia
Schiumante e bruna come un’agonia…

Come crivellato Golgota bianco seno tra le spine
E in capo a Lei
Le fanno da corona gli astri dell’Orsa Maggiore.
Col suo volto avorio e porpora guarda a noi sulle rovine,
Ed è per noi
Che l’abissale colubro tiene sotto il tallone!

Ma del Vattiente la gamba insanguinata
Insinua una lezione che resta inascoltata:
Che la mitezza non sempre è una virtù
Chi doma il suo soffrire, non vuole schiavitù!
Se il Cardo Santo è Atto Di Dolore
Come le Sette Spade che vanno a berle in cuore,
Vedo il virile, sereno sprezzo del-
L’arcaico oplita che fa dono di sé.

E dalle sdentate fauci di megere nero-notte
Riecheggerà
Sonora l’onda panica di ioniche rotte,
Delle primavere attiche quelle sacre frenesie
Crescono in me,
E certe guerre estatiche diventano mie.
Sento ancora tra le dita calde viscere fumanti
E scorgo in Lei,
Le traiettorie mistiche di uccelli migranti.
Perciò stringo quel revolver e a ragione che mi chiedi
Risponderò
Di nuovo è tempo che gli Dei si onorino in piedi! "